Una domenica al mese a Porlezza, dopo il successo dell’inaugurazione del 25 novembre scorso, si tiene il mercato di campagna amica; un meraviglioso evento a km0 con il patrocinio di Coldiretti Como Lecco.
L’evento si tiene sul Lungolago Matteotti e ospita produttori e agricoltori locali con le loro bancarelle di miele, salumi, bresaola, confetture, formaggi vaccini e caprini, ortaggi, uova, vino, confetture, pane di segale, mele e succo di mela.
L’iniziativa è stata fortemente voluta da Tania Gagliano, dell’azienda Agricola Luigi Casarini, che si è impegnata per portarla sul nostro territorio. Si tratta di un’apertura strategica, che consente di servire una zona, quella del settentrione comasco, che è un’importante meta turistica, facilmente raggiungibile anche dalla vicina zona del Luganese. Porlezza, infatti, dista meno di mezz’ora di macchina da Lugano: la cittadina circondata dalle Prealpi, è meta ideale per un’escursione che può comprendere anche un tragitto in val d’Intelvi o sul lago di Como.
Il Mercato Agricolo di Porlezzaporta la qualità del chilometro zero sulle tavole dei consumatori, con un appuntamento periodico e frequente, attraverso una delle formule più gettonate ed apprezzate dal pubblico, quella dei ‘farmer’s market’, ovvero è la campagna che si trasferisce in città per essere vicina ai consumatori, ai turisti e alla popolazione.
Infatti, nei Mercati di Campagna Amica vengono proposti solo prodotti agricoli, italiani, provenienti dai territori regionali quindi rigorosamente a km Zero. La diffusione nei cosiddetti farmer’s market dei prodotti a filiera corta o a chilometro zero è una politica economica mirata alla gestione della produttività locale, alla rivalutazione di un sistema produttivo di qualità. Si definisce a chilometro zero il cibo che viene prodotto e venduto nello stesso luogo (o poco distante), in cui la compra/vendita è gestita dal produttore senza passare per uno o più intermediari.
Per esempio, nella filiera agroalimentare la frutta e la verdura vengo coltivate da un agricoltore, lavate e pulite da una seconda azienda, confezionate in un altro
stabilimento e da questo con un’azienda trasportatrice vengono distribuite nei vari ingrossi alimentari.
Quando questa merce non arriva dall’estero, comunque non è soggetta alla vendita diretta perdendo così la freschezza e la qualità di un prodotto appena colto. Al giorno d’oggi pensare a una distribuzione del cibo solo a chilometro zero è un’ideologia radicale poco applicabile a un contesto globale. Il pianeta ha bisogno di una cura concreta e unitaria contro l’inquinamento e contro la malnutrizione: scegliere un’alimentazione quanto più possibile a chilometro zero è sostenibile, restituisce agli agricoltori la gestione della filiera alimentare e ci nutre con prodotti più sani.
I vantaggi derivanti dalla filiera corta sono notevoli e si evidenziano non solo nella riduzione di fattori legati ad inquinamento e riscaldamento globale, come l’emissione di anidride carbonica dovuta ai trasporti e l’impiego di imballaggi per la distribuzione, ma anche nella possibilità di acquistare prodotti nostrani, più freschi e di stagione, che non hanno perso le proprietà organolettiche a causa di lunghi viaggi. Scegliere di acquistare generi alimentari a km0 è una scelta più sostenibile per l’ambiente, più economica ed in grado di valorizzare le realtà locali.
Il km0 diventa pertanto una prospettiva diversa con cui approcciarsi agli acquisti, sposando una filosofia più ampia di consumo critico in cui ogni consumatore è consapevole della necessità di operare una scelta, al momento dell’acquisto, che tenga conto di fattori diversi dalla mera propaganda pubblicitaria con cui le aziende possono sponsorizzare molti prodotti. Per chi intende far propria la filosofia della filiera corta non resta che scoprire gli alimenti che provengano dalle realtà circostanti, ovvero quelli proposti nei ‘farmers market’.
Articolo a cura di Giorgia Caminada
[VIA: QuiComo]
